Cattedrale di Sant'Antimo

La concattedrale di Sant’Antimo fu edificata nel 1377 per volontà di Pietro Gambacorti, signore di Pisa, e accolse l’ordine Agostiniano, il cui convento, oggi occupato da una caserma ma destinato a sede del costituendo Museo Civico-Diocesano, conserva uno dei più interessanti episodi architettonici del Principato: il chiostro, costruito nel 1470 su progetto di Andrea Guardi, scultore e architetto dei Signori di Piombino. Il chiostro quadrangolare è scandito da svelte arcate poggianti su esili colonnine in marmo con eleganti capitelli che riprendono reinterpretandoli motivi della classicità. Nelle colonnine d’angolo sono scolpiti gli stemmi degli Appiani e quelli di Piombino. Dal chiostro si accede ad alcuni locali dove sarà allestito il Museo; in una delle sue sale è l’affresco rinvenuto nel 1996 raffigurante la Vergine con Bambino e santi, molto lacunoso, ma importante testimonianza pittorica del secolo XV, probabilmente da porre in relazione con un altro dipinto ad affresco con la Madonna del latte nella sala consiliare del Comune. L’interesse dell’affresco di Sant’Antimo nasce dalla particolarità iconografica, sembrando la Vergine la riproduzione di una più antica immagine, forse la Vergine di Falesia. La chiesa di Sant’Antimo, intitolata in antico a San Michele, poi a Sant’Agostino, ha una semplice facciata in mattoni (il mosaico sulla porta di ingresso è del 1937, e fu eseguito dalla scuola di mosaico del Vaticano); alla sinistra del portale una scritta indica la data di edificazione, il committente e il costruttore Piero del Grillo. L’interno, sulle cui pareti sono state di recente messe in luce le decorazioni a partiti architettonici realizzate durante il decennio dei Baciocchi, conserva alcune delle più pregevoli opere scultoree di Andrea Guardi: il fonte battesimale (1470) con stemmi degli Appiani, la conca dell’acquasantiera che poggia su un cippo etrusco del V secolo a.C., il monumento funebre di Emanuele e Fiammetta, figli di Iacopo III Appiani, m

Volume di riferimento: Livorno, la Val di Cornia e l'Arcipelago


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